#Deminimis
Ieri sera finalmente sono rincasato a un’ora sufficientemente decente da poter cenare frugalmente senza ingollarmi così, libato dell’ultimo boccone d’avanzi e d’un cucchiaio di marmellata di cetrioli, mi sono imbacuccato e con il passo mio malfermo ho percorso la stretta viuzza che conduce alla piazza sotto un cielo lucido di ghiaccio e cristallo.
Delimita la piazza la grande chiesa e di fronte ad essa la bella e antica canonica nel cui ampio ed elegante portone s’infilava tosto il prelato senza cenno alcuno di saluto, così ciascuno teneva la dritta dove la stretta via ricomincia a fendere il villaggio e ciascuno tosto svoltava nel primo portone alla sua destra, egli in canonica, io nella grande chiesa.
Fredda, ma meno che all’addiaccio, e illuminata a giorno e tutto intorno all’altare donne, uomini, giovani e anziani, chi ai lati, seduti reggendo liuti ed ottoni, chi in piedi assiepati in schiera dietro all’altare e rivolti verso la navata vuota. Di fronte a loro e all’altare il maestro, non io, il loro, che arringava e celebrava il rito come predicatore pre-conciliare.
Musica dunque, orchestra e coro.
Da oltre due ore la mia piccola se ne stava diligentemente seduta dietro la fila dei secondi violini a fare con gli altri la sua piccola parte di secondo violino di rincalzo e di piccola mascotte.
Mezz’ora ancora di musica e un’orchestra dal vivo è sempre emozionante, il coro e i fiati son davvero bravi, poi il maestro scioglie l’incanto e le fila. I coristi smobilitano per primi, ultimi gli archi, ultima degli archi la più piccola che scende compunta i gradini, raggiunge sui banchi la custodia e, finalmente messo tutto in ordine, indaga sulla sua sorte per scoprire chi l’accompagnerà a casa.
Incrociato lo sguardo dell’anziano genitore all’ultimo banco all’opposto angolo della chiesa allarga un sorriso e svelta s’incammina salutando i colleghi.
Quattro passi nella notte gelata chiacchierando con due occhietti vispi e felici di quanto sia bello ed emozionante imparare a suonare così, condividendo un cioccolatino portato da casa, sono solo quattro passi lungo il difficile cammino del riconciliarsi con il mondo.
Benedetti siano la musica e i pargoli.