il lato sconveniente, talvolta.

lavorare nello stesso ufficio con la consorte l’ho sempre ritenuto una benedizione del destino e segno della benevolenza degli dei.

ella è peraltro assai capace, caparbia e costante laddove io tendo ad essere ondivago, distratto e umorale.

ella sa di non essere versata laddove invece le mie doti si sono nel tempo affinate oltre la fortuna di una naturale inclinazione e da quelle questioni si astiene come io mi astengo da quelle che son sue.

restano tuttavia quei pochi e ben delimitati ambiti nei quali il lavoro dell’uno dipende da quello dell’altro piuttosto che viceversa.

qui, ahimè, i desiderata della consorte divengono gentili richieste alle quali non dico opporre un cortese rifiuto, ma già l’accondiscendere con il ritardo di una mezz’ora diviene motivo di turbamento, offesa, sdegnato broncio e giusta causa per rivangare le precedenti occasioni sino alla seconda dinastia Ming.

oh, la mia signora! dolce dono del cielo, di tutte le sue molte e lodevoli qualità una sola io la reputo esecrabile: la tignosa troppo lunga memoria.